Sopressa Vicentina
La versione vicentina della sopressa, un insaccato largamente diffuso in tutto il Veneto, ha il suo centro di produzione nelle valli del Pasubio, ma la si prepara anche nei comuni più orientali dei Monti Lessini, con tagli pregiati di suini allevati in loco: cosce, coppa, spalla, pancetta, lombo. Le carni sono macinate a grana media e condite con sale, pepe, aglio, rosmarino, cannella, chiodi di garofano.




Ciliegie
Sulle pendici collinari dei Monti Lessini, in particolare nelle valli dell’Illasi e dell’Alpone, è tradizione coltivare ciliegie. Dolci, sode, irresistibili: le ciliegie della Valpolicella sono apprezzate anche all’estero. Le varietà più antiche sono la Mora di Verona, la Mora della Punta e la Durona, cui in tempi recenti si è aggiunta la Stella. Sono a bacca rossa, di buona compattezza. Si raccolgono a maturazione e sono destinate prevalentemente al consumo fresco.

Formaggi
Sono due le tipologie di formaggio vaccino della Lessinia, il Monte Veronese (a latte intero, stagionato per non più di 30, 40 giorni) e il Monte Veronese d’allevo (a latte parzialmente scremato per affioramento, stagionato almeno sei mesi). Quest’ultimo – che fino al secolo scorso si chiamava Monte Vernengo o Grasso Monte – rappresenta la tipologia più antica di una produzione tipica dei pastori, tuttora abituale nelle malghe dei Monti Lessini.

Galani e crostoli, brasadele e sponghé
A parte la pasta frolla (inserita nell’elenco dei prodotti tradizionali veneti), i dolci tipici dei Lessini e della Valpolicella sono per lo più legati alle festività, anche se oggi alcuni sono proposti per gran parte dell’anno. A Carnevale si preparano i galani, nastri di pasta fritta che in altre aree venete si chiamano crostoli e sono strettamente imparentati con chiacchiere e frappe, mentre tipiche del periodo pasquale sono le brasadele, ciambelline cave di farina di grano duro. Gli sponghé, panini dolci spruzzati di granella di zucchero, erano il cibo tradizionale dei giorni di novembre dedicati ai defunti.

Melograno e giuggiole.
Il melograno (Punica granatum, 'malgaragno') è un grosso arbusto caratteristico per il fogliame verde intenso e per i fiori vermigli, ma soprattutto per i frutti, costituiti da particolari bacche dette balausti, che giungono a maturazione in autunno. I melograni (in dialetto 'malgaragni', 'pòmi granà') sono davvero inconfondibili per la buccia coriacea, cangiante dal giallo al rosso intenso, e per il gran numero di semi circondati da una polpa succosa che rappresenta la parte commestibile. Da questa si ricava un succo di sapore fresco e acidulo, che serve per la preparazione di sciroppi, le cosiddette granatine, ma anche in cucina per insaporire varie preparazioni. Al pari di 1 melograno il giuggiolo (Ziziphus jujuba, 'dudolaro') è un alberello o più spesso un arbusto; lo si riconosce senza incertezza per i rami che si sviluppano a zigzag e per le foglie contrapposte che li adornano; i frutti sono delle drupe ovoidali, di colore rossobruno, dalla buccia i lucida. Le giuggiole ('dùdole' 'sùsube" 'zìzole') maturano nel primo autunno e si consumano sia fresche che leggermente avvizzite (ma vengono anche fatte seccare).



Frantoio Bonamini

Olio
In ambito vicentino l'olivo è presente in tre zone ben distinte - Colli Berici, Pedemontana del Grappa e Gambellara - per una produzione complessiva di 800-900 quintali. Il settore berico interessa una ventina di comuni, distribuiti in prevalenza sulla riviera orientale, e ha epicentro a Nanto, dove si tengono le principali manifestazioni olearie in aprile e luglio. L'olio dovrà presentare le seguenti caratteristiche: colore verde-oro da intenso a marcato; sapore delicato leggermente amarognolo; profumo delicato di fruttato di varia intensità; acidità inferiore allo 0,6%. Nell'area di produzione berica rientra, per semplicità normativa anche la realtà di Gambellara, che in effetti si allarga a ponente comprendendo le alture di Montecchio Maggiore e Monteviale, fino a Castelgomberto e Isola Vicentina.